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Le immagini su cellotex sono di Alberto Burri, negli Essiccatoi a Città di Castello. Raccontano qualcosa che trascende mercato e moda, grandi polarità e engagement. Quando scrivo tento d’ispirarmi un po’ anche a lui, alla sua modernissima classicità.
‘Sotto un cielo lontano’, il mio primo romanzo, è stato pubblicato nel 1997 da Editoriale Umbra, poi sono venuti i tre con le Edizioni e/o di Roma, il lago (2003), Braccio da Montone – Vita d’un capitano di ventura (2004) e Afa (2007).
La NABU, International Literary and Film Agency di Firenze, gestisce da gennaio del 2011 tutte le mie opere edite e inedite.
Le cose che scrivo attraversano generi e registri diversi, non vorrebbero mai essere politicamente corrette, meno che mai di mero intrattenimento e commercialmente accattivanti. Insomma, io tento d’inseguire una bellezza mutevole, che svanisce e rinasce come un fungo argentato sopra il compost. Bellezza che si ostina. Alla fine, mi preme semplicemente raccontare, narrare, condividere emozioni. Il linguaggio, preferisco che sia al servizio delle storie.
Ma l’ultima parola spetta sempre al Lettore.
L’ultimo romanzo di Marco Rufini dato alle stampe è AFA, maggio 2007 per le Edizioni e/o di Roma.